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hello, word

Benvenutǝ!

“La curiosità è quel qualcosa in più che ci spinge a migliorare ogni giorno.” Dott. Jose Toffoletto

hello, word” è una scritta che nasce in ambito informatico nel 1978 all’interno di un libro di informatica, libro che fu la prima guida di un linguaggio di programmazione, Linguaggio C.

hello, word” era la scritta, o forse lo è ancora, che la maggior parte degli informatici, compreso io, faceva apparire sullo schermo quando iniziava ad imparare un nuovo linguaggio e quando arrivò Internet era la prima scritta che appariva visitando un sito nuovo nuovo appena pubblicato: “Hello, Word!“.

Per me questa scritta è sinonimo di novità, vuol dire muovere i primi passi verso qualcosa di nuovo, l’entusiasmo cresce insieme alla curiosità di imparare cose nuove.

Con questo spirito, mi tuffo nel mondo della “Tecnologia” e nei meandri del “Web” per meglio comprendere come il “progresso” e “tecnologia” può o meno influire sulla qualità della mia vita.

In questi ultimi anni lo sviluppo tecnologico e informatico, e il progresso in genere, ha fatto passi da gigante ad un ritmo sempre più veloce, ovviamente insieme a tutto ciò che è annesso e “connesso”.

Così ho visto che anche i miei ritmi sono diventati sempre più serrati, mi è sembrato di non avere mai abbastanza tempo e di avere cambiato tante mie piccole, sane, abitudini.

Allora mi sono chiesto quanto di tutto quello che stavo facendo servisse veramente a farmi vivere meglio.

Il Progetto Net Counseling vuole offrire punti di vista differenti osservando con un occhio da Informatico e con un occhio da Counselor come la tecnologia ha cambiato e cambia le nostre abitudini e quello che può accadere se la utilizziamo in modo inconsapevole.

Mi viene in mente lo slogan della Pirrelli che dice: “La potenza è nulla senza il controllo.”

Avere una maggiore consapevolezza ci permette un maggiore controllo della nostra vita!

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Premessa

Nell’estate del 2021, mentre il sole mi abbronzava, mi è venuto in mente di fare una cosa mai fatta prima: ho guardato l’applicazione che tiene traccia di quanto e come viene utilizzato il cellulare.

La mia percezione era completamente diversa dalla situazione reale!

In pratica ero convinto che l’attenzione dedicata al cellulare fosse di 2/3 ore al giorno mentre, come un pugno nello stomaco, ho realizzato che il tempo trascorso con il cellulare in mano era di circa 5/6 ore al giorno.

[cosa sento] Sono rimasto sconcertato, mi sono detto che era estate, che le giornate erano lunghe, avevo più tempo per rilassarmi e cose del genere, ma anche nei mesi precedenti il tempo di utilizzo era più o meno quello.

Passato lo sconcerto iniziale e parlando da Informatico, ho sentito di aver trovato un bug, cioè un difetto di funzionamento, nel mio comportamento, ero convinto di usare il cellulare in maniere corretta e invece non mi rendevo conto del tempo che passava.

[cosa voglio] Per vederci chiaro ho analizzato il tempo di utilizzo di ogni applicazione e tirato le somme. Più della metà del tempo tra social e messagistica, da non trascurare il tempo di alcuni giochini, il tempo per controllare le email e poi i tempi trascurabili di tutte le altre applicazioni.

Eureka! Ho trovato un errore in me che mi fa dire sempre: Ma come mai il tempo non mi basta mai!.

[cosa faccio] Ho cominciato a controllore più volte al giorno il tempo di utilizzo per capire quando e cosa mi teneva incollato al cellulare con l’intenzione di cambiare questa cattiva abitudine.

Come Counselor gli strumenti non mi mancano e decido per il cambiamento, questo coinvolge inevitabilmente le persone a me vicine, prime fra tutte mia moglie Veronica e i miei figli Flavio e Paolo.

Le emozioni che mi attraversano sono tante e intense, ho avuto la sensazione che la mia percezione del “problema” era ancora una volta sfalsata rispetto alla realtà, così, oltre a cercare più informazioni e allargare le ricerche, ho iniziato un percorso di psicoterapia per affrontare il cambiamento con più consapevolezza, riscontrando che i disagi dovuti all’utilizzo inconsapevole della tecnologia possono diventare importanti.

Il cambiamento intrapreso mette in evidenza abitudini e dinamiche inconsapevoli; grazie al sostegno e al supporto della psicoterapia questa esperienza si sta trasformando in un progetto di sensibilizzazione, aiuto e sostegno ai disagi causati da un utilizzo improprio della tecnologia, di internet, della rete e della connettività in genere.

[come sto dopo averlo fatto] Sono contento di condividere con te il mio impegno e la mia esperienza; spero che raccontarti la mia ricerca possa darti degli spunti per riflettere sul momento storico che stiamo attraversando e renderti più consapevole di ciò che effettivamente sta accadendo al mondo.

Nell’arco di 24 ore buona parte delle nostre Emozioni si incrociano, si intrecciano o si fondono con la Tecnologia in tanti modi e con tante modalità diverse, grazie a Internet, e alla sua velocità di scambio delle informazioni, siamo sempre più connessi alla rete ed esposti al rischio di incappare in qualche trappola!

Net Counseling” è un progetto che nasce dal bisogno di consapevolezza delle proprie Emozioni e Azioni in un mondo sempre più connesso ai dispositivi e sempre più disconnesso dalla realtà.

Buon Viaggio!

No alla violenza Sempre!

Circa la metà farebbe la stessa cosa di Will Smith… circa la metà condanna la battuta di Chris Rock…

Il tutto in Mondo Visione…. e con delle scuse che nascondono la violenza dietro l’Amore!

Intanto i bambini osservano e registrano tutto quello che noi “adulti” facciamo e diciamo.

Se vogliamo un mondo migliore, bisogna metterci molto più impegno!

Ripartire da Zero(calcare)

Per rivolgersi a un pubblico più ampio, quello di ‘Strappare lungo i bordi’. E dietro la sua serie Netflix, c’è uno dei fenomeni più belli e importanti di questi ultimi dieci-quindici anni. Chiacchierata con Michele Rech

Strappare lungo i bordi era in tendenza su Twitter due ore dopo che Netflix l’ha caricata. Madonna quant’è bella, ho riso e ho pure pianto, Calca’ che meraviglia, ‘cci tua Miche’, perfetto perfetto, che capolavoro, ma non spoilerate eh?! Passano le ore e i tweet si fanno valanga. Le prime frasi da scrivere sui muri o sui diari se soltanto usasse ancora: “Pizza margherita o pizza stocazzo?”, “Sei soltanto un filo d’erba in un prato”, “Stavamo sempre a seminà e non raccoglievamo mai”, “Sei cintura nera de come se schiva la vita”, in romanaccio internationale, la lingua dei pensieri di Zerocalcare, così tenera, spiccia, persino spietata. Nel tardo pomeriggio Michele è in collegamento da Milano: «C’ho la faccia mangiata dalla psoriasi, ho dovuto comprare un bite per quanto sto serrando i denti», si lamenta. L’ansia. La prestazione. «Questa notte dovrò leggere tutti i commenti, poi se riterrò che questa roba può essere considerata soddisfacente mi piacerebbe sicuramente ragionare su altre cose».

Risponde così a tutti gli orfani prematuri della prima serie di Zerocalcare. Uscita su Netflix, bevuti in due ore i sei episodi da 20 minuti, bruciata l’attesa di quattro anni. Che avrebbe fatto una serie Michele lo diceva in giro da quando uscì Macerie prime, e i suoi primi sketch approssimativamente animati su Facebook, doppiati da lui stesso a cento all’ora. «All’inizio», ricorda, «c’era la mia ignoranza totale della questione. Pensavo: questa roba me la faccio da solo. Poi ho capito che non si poteva e allora ho pensato di coinvolgere qualche amico capace di fare animazione. Alla fine mi sono reso conto che neppure questo era fattibile, né tecnicamente né da un punto di vista amministrativo, di gestione di un budget. Quindi ho cercato di capire quali erano gli studi italiani che avevano la capacità di confezionare una serie e ho incontrato Movimenti».

Movimenti Production è parte di un network di animatori (che comprende per esempio lo storico Studio Bozzetto), sta a Milano e lavora soprattutto su cartoni per ragazzini. Hanno in portfolio un Topo Gigio per Rai Yoyo, un videoclip per tha Supreme, parecchi progetti in sviluppo. «Li conoscevo già», continua Michele, «e siccome nell’animazione c’è sempre il rischio che tutto venga fatto dagli schiavi in Corea volevo garantirmi da questo punto di vista. Poi ho chiesto di lavorare a questa cosa in maniera anomala, nel senso che ho fatto un botto di robba, gli storyboard, il doppiaggio, le sceneggiature, tutti i personaggi. Sono stato in ogni passaggio della catena di produzione. Loro hanno accettato».

Profuma un po’ di animazione giapponese, la serie. Di linee tonde, inclusive, tra Paperino e Pazienza. «Non è un lavoro indipendente, ci hanno lavorato duecento persone, fatto con un budget che è piccolo per un progetto di animazione ma non è quello di un lavoro indipendente». Come in Rebibbia Quarantine, Michele doppia se stesso. Per un bel po’ doppia anche Secco, Sarah e Alice. L’Armadillo è Valerio Mastandrea, ma il suo è molto più di un doppiaggio: «Valerio ha avuto nella mia vita da tanti anni il ruolo dell’armadillo, nel senso che è venuto in contatto prima di me con tutta una serie di mondi dello spettacolo, mediatici, quindi ha imparato prima delle cose, e per me ha sempre avuto un ruolo tra il gufo e il consigliere. Non mi ricordo neppure di averglielo chiesto, è stata una cosa automatica».

Foto: Netflix

Alla fine, dietro Strappare lungo i bordi c’è uno dei fenomeni più belli e importanti di questi ultimi dieci-quindici anni qui da noi. Arriva uno “dai centri sociali”, solo, con in testa una serie di regole sull’autoproduzione, l’etica del lavoro, le responsabilità nei confronti della propria comunità, l’interrogarsi continuo sul sessismo, il linguaggio, il rispetto – quello che gli squaletti dell’opinionismo al Foglio o dove vi pare non capiranno mai – e riesce a mettere in scena le canzoni che nessuno ha saputo cantare, i film che nessuno ha saputo girare, i libri che nessuno ha saputo scrivere. Riferimento generazionale, commentatore guardingo del presente (vedi le brevi serie su L’Espresso e ora su L’Essenziale, ma anche le apparizioni a Propaganda Live). Sempre più personaggio coi suoi disegnelli, gli accolli, gli armadilli, i tic sull’apparire e non apparire che lo accomunano agli one man show di generazioni preistoriche e ormai in territorio cancel: Nanni Moretti, Woody Allen.

«Quando mi so’ trovato a scrivere, mi rendevo conto di tutta una serie di limiti che avevo rispetto alla gestione di un formato narrativo lungo», dice Michele, che a volte parla come un’assemblea. «Con Rebibbia Quarantine (la microserie per Propaganda Live, nda) mi sono misurato un po’ con quel tipo di ritmo e quindi ho pensato: facciamo come ho fatto coi fumetti, questa prima storia proviamo a raccontarla a blocchetti esattamente come fu per l’Armadillo». Nella Profezia dell’armadillo, dodici anni fa, una linea narrativa forte e profonda teneva assieme tutti i “blocchetti”, le considerazioni sul mondo e sulla vita, quelle veramente importanti, che nessuno è mai capace di mettere in comune.

Foto: Netflix

Chi guarderà Strappare lungo i bordi apprenderà le valenze psicosociofilosofiche nel: cambiare una ruota, prendere un treno, ordinare una pizza, vivere e arredare una casa propria, domare il groviglio di cavi sotto il televisore. Poi c’è la questione tematica. «Se io ho delle storie da raccontare, sono quelle che mi hanno fatto più male nella vita», dice Michele. La serie segue il viaggio in treno di tre personaggi, Zero, Secco e Sarah, a ricucire insieme il senso e il dolore di una di queste storie, come già accadeva nell’Armadillo. «Molte persone vivranno questa come un reboot. In realtà parliamo di due avvenimenti diversi nella vita mia e quindi di due persone completamente diverse. Nella Profezia dell’armadillo stavo molto vicino alla realtà, qui ci sta una dose di fantasia: il personaggio di Alice non è quello di Camille».

Sospeso tra l’adolescenza e l’età adulta che non arriva mai, Zerocalcare non cresce mai. Come Paperino. Come Holden Caulfield, per sempre fermo davanti al laghetto. «Questo sarà il primo approccio al personaggio mio per tante persone. Su Scheletri, l’ultima cosa mia, i miei amici hanno avuto figli, il tempo è passato. Ma questa volta io non potevo partire da lì. Mi serviva presentare l’universo mio a persone che non mi conoscono». L’obiezione viene facile. Zerocalcare esce dalla pagina, si anima, è talmente parte del nostro paesaggio che sembra eccessiva la preoccupazione di ripartire da zero. «Banalmente il mondo dei lettori in Italia è piccolo, e il mondo dei fumetti è infinitamente piccolo», spiega Michele. «Io ho venduto al massimo 120.000 copie, Netflix ha quattro milioni di abbonati in Italia. Non sto facendo un fumetto per i miei lettori, sto facendo una cosa per un pubblico più ampio». Ripartire da Zero(calcare).

Musica di Giancane. Canzoni di Bronski Beat, Fauve e Apparat. Michele rivendica l’intera playlist. Ti facevo più punk, gli dico. «Conta che ho deciso di fare animazione soltanto per metterci le musiche», confessa. «Ma il punk non è in grado di coprire certe atmosfere… In realtà il mio mondo musicale è un po’ indietro rispetto alla mia generazione, sono gli anni ’80, la new wave, quella roba là…». Sofisticatissima la breve citazione del videoclip di Smalltown Boy con la faccia di Calcare al posto di quella di Jimmy Somerville, alla fine di una delle puntate.

di Alberto Piccinini

fonte: https://www.rollingstone.it/tv/interviste-tv/ripartire-da-zerocalcare/598557

Circa 2000 Green Pass validi su eMule

Questa mattina circolava la notizia, con annesso video, che tutti i Green Pass erano stati messi on line, ma per fortuna non è vero! Comunque resta un fatto grave.

Cosa è successo allora?

E’ successo che su eMule, un programma di file sharing, è possibile scaricare circa 2000 Green Pass completi, in formato PDF con tutti i dati, e validi di persone di sesso, età, provenienza ed estrazione sociale diversa.

Certificazione verde COVID-19

Forse provengono da un ente o un azienda, o forse, per disattenzione dell’utente, dalla cartella Download che eMule condivide con gli altri utenti che utilizzano il programma.

Una finestra di ricerca con eMule

Mi spiego meglio, usando eMule metto a disposizione una cartella, per esempio Download, per condividere i miei file, usando un browser per collegarmi ad internet quando scarico un file, come per esempio il Green Pass, in genere viene salvato in una cartella predefinita, per esempio Download, ecco qui che i file che scarico da internet vengono condivisi automaticamente da eMule.

Quindi, può essere successo che qualcuno abbia “rastrellato” tutti i Green Pass facendo una ricerca mirata su eMule, ma anche su altri programmi simili.

Questi Green Pass andrebbero tutti invalidati, inseriti nella lista dei revocati e avvisati i rispettivi proprietari, altrimenti ci sono circa 2000 Green Pass liberi che se utilizzati invaliderebbe il sistema dei Green Pass in quanto chiunque potrebbe andare in giro ogni giorno con un identità diversa.

ATTENZIONE!!! Se usate eMule, o qualsiasi altro programma, ricordate di condividere i vostri file in una cartella diversa da quella che utilizzate per salvare i file da internet, così eviterete di condividere in rete (con il mondo) i vostri dati sensibili.

YouTube: sparisce il numero dei “non mi piace”, alimenta attacchi e molestie

Hello, Word!

Questa “scoperta” è stata fatta da Google stesso che, a seguito di un esperimento sulla piattaforma YouTube, annuncia, in un post ufficiale, “… poiché il conteggio non era visibile agli spettatori, abbiamo scoperto che avevano meno probabilità di utilizzare il “non mi piace” di un video per aumentare il conteggio. In breve, i dati del nostro esperimento hanno mostrato una riduzione degli attacchi…”.

Per chi usa la piattaforma (YouTube Creator, noti come YouTuber) è stata scoperta l’acqua calda, infatti succede spesso, soprattutto con i canali più piccoli, che un gruppo prenda di mira il pulsante “non mi piace” di un video per far salire il conteggio, di solito perché non gli piace il creator o le sue opinioni.

Così YouTube ha provato a non far vedere il numero dei “non mi piace” per vedere se questo avesse ridotto gli attacchi coordinati e dalle analisi si è vista una riduzione.

Non è emersa, invece, una differenza nelle visualizzazioni a prescindere dal fatto che il numero dei “non mi piace” fosse visibile o meno, in sostanza il video veniva guardato comunque.

Con questa decisione YouTube scrive nel suo post:

“Vogliamo creare un ambiente inclusivo e rispettoso in cui i creator abbiano l’opportunità di avere successo e sentirsi sicuri di esprimersi.”

Tutte le piattaforme social, e quindi anche YouTube, utilizzano lo stesso modello di business, quindi funzionano in modo simile, con algoritmi simili, e se da un lato puoi diventare famoso, dall’altro puoi essere vittima di cyberbullismo, tanti contro uno.

A questo punto la domanda nasce spontanea: Come mai questa decisione di tutelare i propri utenti?

Con questo video YouTube ha subìto un attacco, come quelli che dice di voler ridurre, e il video è diventato il meno apprezzato di YouTube con 3.060.104 di mi piace e 19.773.949 di non mi piace su un totale di 221.279.384 visualizzazioni.

Sembrava strano che una piattaforma si preoccupasse dei propri utenti….. e non dei propri clienti…., riflettiamo un po’!

Oggi 01 Dicembre 2021 non si vede più il numero dei “non mi piace” del video sopra indicato.

Anagrafe Digitale

Hello, Word!

Da oggi, 15 Novembre 2021, accedendo tramite SPID – Sistema Pubblico di identità Digitale all’indirizzo Anagrafe Nazionale Popolazione Residente è possibile scaricare in maniera veloce e gratuita, senza fare file e senza pagare il bollo, i seguenti certificati:

  • anagrafico di nascita
  • di matrimonio
  • di Cittadinanza
  • di Esistenza in vita
  • di Residenza
  • di Residenza Aire
  • di Stato civile
  • di Stato
  • di famiglia
  • di Residenza in convivenza
  • di Stato di famiglia Aire
  • di Stato di famiglia con rapporti di parentela
  • di Stato Libero Anagrafico
  • di Unione Civile
  • di Contratto di Convivenza

Potranno essere rilasciati anche in forma contestuale, cioè potranno essere richiesti residenza, cittadinanza e famiglia in un unico certificato.

Il nostro Presidente Mattarella ha scaricato e stampato il primo certificato (Guarda qui il video), l’esempio viene sempre dall’alto.

Questa nuova realtà è utile? Ci aiuta a vivere meglio?

Visto che ormai c’è un archivio centralizzato e visto che i certificati vengono richiesti dalla Pubblica Amministrazione, per fare un cambio di residenza, per esempio, non dovrebbe esserci più bisogno di certificati.

Cosa sta succedendo con “Squid Game”?

Hello, Word!

Mi ha incuriosito molto l’indignazione che Squid Game ha suscitato, quindi ho visto la serie!

Ho ricordato subito As the Gods Will, un manga scritto da Muneyuki Kaneshiro (fumettista giapponese), dove le regole sono le stesse, ma il premio è la propria vita e il primo gioco mortale è proprio 1,2,3… stella.

Diventa così popolare che, ad oggi, Squid Game è la serie più vista di sempre su Netflix.

Tutta questa visibilità espone i più piccoli al rischio di vedere o sentir raccontare contenuti forti e, per alcuni, sono lo stimolo per emularne le scene, usando a volte anche la violenza.

Il fenomeno si amplifica e viene presentata un’Interrogazione Parlamentare.

Qualcuno se n’è approfittato della popolarità del nome e il 26 ottobre una moneta chiamata $SQUID (versione archiviata del sito: SquidGame (archive.md)) è stata lanciata da un gruppo senza affiliazione con i creatori dello show di successo di Netflix. Come a volte fanno i memecoin, è esploso in crescita, dopo la quotazione a 12 centesimi, presto ha raggiunto un picco di $ 2.800. In un istante il prezzo è sceso a un terzo di un centesimo, i creatori hanno prosciugato tutti i fondi del progetto e poi sono scomparsi, aiutati dall’anonimato che i portafogli crittografici offrono, mettendo a segno una truffa da circa $ 2 milioni.

Come andrà a finire non lo so, per me questo è un genere horror psicologico che “…intende creare anche disagio esponendo vulnerabilità e paure universali, come le parti oscure della psiche umana che la maggior parte delle persone reprimono o negano. “, ma come nel film le vulnerabilità sono venute fuori anche nella realtà!

Mi sento di aggiungere che Squid Game vuole mettere in evidenza la realtà coreana, denunciando un’estrema povertà, la lentezza della giustizia, il gioco d’azzardo a livelli assurdi e una società composta da pochi ricchi e potenti e dalla massa povera e disperata, pronta a tutto!

Per produrre la serie ci sono voluti circa 10 anni ed è costata 21,4 milioni di dollari generando circa 900 milioni di valore e volete che non ci sia un seconda stagione?

Prepariamoci ad affrontare sfide analoghe anche in futuro, questi sono gli effetti collaterali di un mondo sempre più tecnologico e connesso.